Cuore: un brucia grassi naturale
Bruciare i grassi grazie al cuore: per i ricercatori italiani è possibile
Secondo un gruppo di ricercatori italiani della Clinica di Medicina Interna delle Marche, il cuore non solo ha la funzione di pompare il sangue ma avrebbe anche delle inaspettate capacità di bruciare i grassi. Riccardo Sarzani, coordinatore dello studio sostiene infatti che uno stile di vita sano ed una corretta alimentazione favorirebbero l’attività cardiaca a vantaggio della linea.
La ricerca, pubblicata sul Journal of clinical Investigation, nello specifico ha appurato la funzione di due ormoni l’ANP ed il BNP, entrambi prodotti dal cuore. Tali ormoni pare favoriscano l’eliminazione del sale, abbassino i livelli pressori ed intervengano sull’accumulo di grasso in eccesso nei tessuti adiposi. Insomma, il cuore fungerebbe da brucia grassi naturale.
Per gli esperti il cuore si costituisce come un brucia grassi naturale poiché interviene direttamente sul processo metabolico. Tuttavia, per stimolare al meglio il cuore e bruciare i grassi in eccesso è necessario seguire una corretta alimentazione e più in generale uno stile di vita sano. A tal proposito, i ricercatori sottolineano l’importanza dell’attività fisica poiché stimola in modo positivo l’azione del cuore nei confronti del metabolismo.
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Dammi un bacio e ti dirò quante calorie perdo!
Perdere calorie a suon di baci: possibile secondo i ricercatori texani
Secondo un team di ricercatori dell’Università del Texas, i baci potrebbero consentire di perdere calorie. Lo studio ha infatti dimostrato che attraverso un bacio si può dimagrire e che con un minuto di baci si può perdere sino a 6 calorie. Insomma in un’ora d’amore e baci si arriverebbero a perdere ben 360 calorie!
La coordinatrice dello studio, Sheryl Kirshenbaum, ha spiegato che una parte della corteccia cerebrale di ogni individuo analizza continuamente le sensazioni di labbra, lingua, guance e gola attraverso 5 dei 12 nervi del cranio. Tale sistema permette di elaborare sensazioni tattili, sapori ed odori e coinvolge anche parte della muscolatura tonificandola.
In realtà questa spiegazione da sola non basta ad avvalorare le tesi dello studio texano sulla possibilità di perdere calorie attraverso i baci, tuttavia non comportando alcun effetto collaterale, ben vengano i baci e se si riesce a perdere calorie ancora meglio!
Se però vi concederete ore e ore di baci e riuscirete a perdere calorie allora fatecelo sapere, in fondo baciarsi per perdere calorie è sempre meglio di una dieta restrittiva.. o no?
Strong4life: spot shock anti obesità
Spot shock anti obesità: scattano le polemiche per Strong4life
Strong4life è un movimento creato da Children’s Healthcare di Atlanta che recentemente ha dato vita ad una Campagna di sensibilizzazione, verso una patologia in costante aumento come l’obesità, con spot pubblicitari ed immagini shock che non hanno mancato di suscitare critiche.
Infatti a contestare l’iniziativa “singolare” di Strong4life in Usa vi sono state note reti televisive nonché la Bbc ed il Washingotn Post. Ma la critica più autorevole è giunta da Alan Guttmacher, del National Institutes of Health, per il quale l’iniziativa <<comporta un forte rischio di stigmatizzazione>>.
In cosa consistono i video shock di Strong4life?
Si tratta di video ed immagini che ritraggono bambini paffuti e che recitano frasi del tipo << Ha gli occhi e il sorriso del padre e probabilmente anche il suo diabete>> oppure << i bambini paffuti potrebbero non sopravvivere ai loro genitori>>.
Slogan dall’impatto forte che certamente fanno riflettere ma che allo stesso tempo, secondo molti, toccherebbero eccessivamente la sensibilità di figli e genitori.
Nelle intenzioni degli ideatori della campagna Strong4life c’era la volontà di intervenire in maniera decisa sul fenomeno obesità, sul quale è molto impegnata anche la first lady, Michelle Obama, fautrice di orti casalinghi e sessioni di attività fisica alla Casa Bianca.
Ma come sempre accade i pareri sono diversi e c’è chi proprio non ci sta a subire una tale pressione psicologica. E in Italia’ come sarebbe vissuta una campagna pubblicitaria di questo tipo?
Obesità: nuove scoperte per eliminare il tessuto adiposo
Contro l’obesità scoperte le cellule che generano tessuto adiposo
L’obesità può insorgere per una serie di svariate ragioni. Può essere dovuta a degli eccessi alimentari, ad uno scorretto stile di vita o essere la conseguenza di problematiche fisiche e disfunzioni genetiche. Quel che è certo però è che l’obesità, a prescindere dai fattori scatenanti, è dovuta ad un incremento delle cellule che costituiscono il tessuto adiposo.
Ma da oggi una recente scoperta potrebbe porsi come la soluzione all’obesità e all’aumento di tessuto adiposo. Infatti un team di studiosi è riuscito ad individuare le cellule “fabbrica” del tessuto adiposo, ovvero la base di partenza scientifica che permetterebbe di curare o prevenire l’obesità ed eliminare il tessuto adiposo in eccesso.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Cell Metabolism”, ed è stato condotta dagli esperti dell’Università Politecnica delle Marche.
Qualche dettaglio in più sulla ricerca inerente l’obesità ed il tessuto adiposo
Le cellule “fabbrica” del tessuto adiposo, oggetto di studio da parte dei ricercatori, avrebbe evidenziato una cellula adulta in particolare facente parte del rivestimento dei vasi sanguigni che, per motivi, ancora da chiarire, regredisce tornando allo stato staminale.
Una cellula che fa il percorso a ritroso, in sostanza, passa dalla condizione di cellula adulta a quella di cellula staminale, creando le condizioni per una mutazione. Questa, per gli esperti, è la genesi, ovviamente solo cellulare, dell’obesità e della crescita del tessuto adiposo.
Studiando queste cellule e soprattutto il perché possano tornare staminali, si potrà un giorno capire il meccanismo e il funzionamento dell’obesità e potranno essere messe in pratica nuove tecniche per eliminare il tessuto adiposo in eccesso.
Mangiare senza ingrassare: al ristorante si può
Mindful Restaurant Eating: imparare a mangiare senza ingrassare
Mangiare senza ingrassare quando si va a ristorante è possibile, almeno secondo i ricercatori dell’Università del Texas (Usa) che hanno reclutato 35 donne, di età compresa tra i 40 e i 59 anni, nel progetto Mindful Restaurant Eating, ovvero “mangiare al ristorante consapevolmente”.
Le 35 donne partecipanti allo studio presentavano tutte una condizione di sovrappeso o obesità, avevano abitudini alimentari assai simili e andavano a cena fuori almeno due volte nell’arco della settimana. I ricercatori hanno suddiviso le volontarie in due gruppi, 16 donne nel gruppo di controllo e 19 donne nel gruppo sperimentale.
Le donne facenti parte del gruppo sperimentale erano tenute, ogni settimana, ad effettuare un corso di 2 ore sull’educazione alimentare. Durante le lezioni le volontarie, oltre a ricevere vari consigli pratici, venivano anche guidate verso un approccio più equilibrato e consapevole del cibo.
Dopo sei settimane di corso, le donne facenti parte del gruppo sperimentale avevano perso in media 1,7 chili risparmiando circa 297 calorie al giorno. Insomma, con una buona educazione alimentare ci si può concedere una cena fuori e soprattutto ci si può permettere di mangiare senza ingrassare.
Trucchi per mangiare senza ingrassare
Gayle Timmerman, autrice dello studio recentemente pubblicato sul Journal of Nutrition Education and Behavior, proponeva semplici esercizi, come concentrarsi sulle sensazioni che si provano dopo aver bevuto un bicchierone d’acqua o mangiare lentamente facendo attenzione ai sapori.
Ma quali altri consigli vanno seguiti per mangiare senza ingrassare, soprattutto quando si è a ristorante o ad una cena con amici?
Evita di spizzicare panini e grissini appena ci si siede a tavola.
In attesa della prima portata, bere grandi bicchieri d’acqua (naturale o gasata), che contribuisce a dare un senso di sazietà.
Ordinare come antipasto un’insalata, un pinzimonio o delle verdure bollite o grigliate. Se il menù lo prevede, optare per i carciofi ricchissimi di fibre e con pochissime calorie.
Non farsi tentare da preparazioni complesse, meglio scegliere qualcosa di semplice.
Scegliere tranquillamente un primo, ma chiedere sempre una mezza porzione.
Per il secondo scegliere a piacimento carne o pesce o uova o formaggi (purché magri) o legumi, ma non un assaggio di tutto.
Ai dolci è meglio resistere e sostituirli con dell’ananas a fette o con una coppa di frutti di bosco al naturale.
Per le bevande, bere molta acqua e concedersi un mezzo bicchiere di vino bianco o rosso ma non frizzante.
Sovrappeso e obesità aumentano il dolore
Sovrappeso e obesità? Corrispondono a più dolore
Sovrappeso, obesità e dolore sembrano avere uno stretto legame tra loro. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, infatti, coloro che sono in stato di sovrappeso o di obesità hanno minore resistenza al dolore rispetto a chi è in normopeso.
La ricerca, condotta da Arthur A. Stone e Joan E. Broderick, studiosi della Stony Brook University di New York, è stata effettuata sotto forma di intervista telefonica tra il 2008 e il 2010 con la collaborazione della Gallup Organization, e tra le diverse domande sul dolore, è stato chiesto ai partecipanti se avessero sperimentato dolore il giorno precedente al contatto.

Sovrappeso e obesità: maggiore è il peso maggiore è il dolore
I ricercatori, hanno calcolato l’indice di massa corporea (BMI) di ciascun partecipante, basandosi su altezza e peso, riscontrando che il 63% di coloro che avevano partecipato al sondaggio, ovvero più di 1.010,762 persone, erano in stato di sovrappeso (38%) o in stato di obesità (25%).
Dopo questa prima analisi sono invece stati calcolati i livelli di dolore che, nel caso delle persone con qualche chilo di troppo, risultavano più elevati del 20% rispetto agli altri e inoltre, maggiore era il peso, maggiore era il dolore.
Sovrappeso, obesità e dolore: la causa risiede nell’alterazione di processi fisiologici
Per i ricercatori la spiegazione di un maggiore dolore in caso di obesità e sovrappeso sarebbe e da rintracciarsi nell’alterazione dei naturali processi fisiologici dovuta proprio al grasso in eccesso. Infatti non è un caso che, le persone che vivono la condizione di obesità o sovrappeso, non solo abbiano una maggiore percezione del dolore, ma incorrano anche più frequentemente in patologie come artriti e infiammazioni.
Adesso gli esperti hanno un elemento in più per approfondire il nesso tra obesità, sovrappeso e dolore e sperano che in un futuro si possa mettere a punto un farmaco capace di impedire l’alterazione dei processi fisiologici nelle persone con qualche chilo in più.
Scrivere le proprie emozioni aiuta a perdere peso
Perdere peso: scrivere per 15 minuti al giorno le proprie emozioni per dimagrire 1 kg
Secondo una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista Psichologycal Science scrivere dei propri amici, delle proprie passioni e delle proprie emozioni sarebbe un buon metodo per perdere peso. I dati emersi dalla ricerca rivelano che basta scrivere le proprie emozioni per 15 minuti al giorno per dimagrire 1 kg in 4 mesi.
Per verificare questo dato, è stato condotto uno studio analizzando un campione di 45 donne, di cui oltre la metà in sovrappeso. Le partecipanti allo studio sono state divise in due gruppi, al primo di questi è stato dato un elenco di valori, come la famiglia, la creatività e l’amicizia ed è stato chiesto di scrivere le proprie sensazioni circa quelli più importanti per loro, per almeno 15 minuti al giorno.
Il secondo gruppo invece non effettuava questi esercizi di scrittura. Dopo quattro mesi, gli scienziati hanno verificato che le donne che scrivevano avevano perso almeno 1 chilo, mentre le altre ne avevano addirittura guadagnato quasi un altro.
Ricordare i valori chiave della propria vita per perdere peso e per ritrovare la serenità
Lo studio in questione, condotto da un’equipe di scienziati del Renison University College in collaborazione con l’Università di Standford è proprio incentrato sul senso di pienezza percepito dalle persone. Talvolta questo senso può essere minacciato da vicende che capitano nel corso della giornata però può essere recuperato semplicemente ricordando e riportando su un diario i valori chiave della propria vita.
Una delle ricercatrici che ha condotto lo studio spiega, infine, l’effetto positivo che può innescarsi con la scrittura, poiché quando scriviamo e pensiamo alle cose importanti della nostra vita ci sentiamo in pace con noi stessi e non sentiamo il bisogno di mangiare per stare meglio. Di sicuro è un metodo un po’ insolito per perdere perso, però se ci consente di dimagrire 1 chilo e di essere più sereni… perché non provarlo?
La dieta Dash per tornare in forma
Dieta Dash: secondo l’US News and World Report è la migliore per tornare in forma
Recentemente la dieta Dash è stata nominata dalla rivista americana US News and World Report la dieta migliore in assoluto per perdere peso e tornare in forma. La dieta Dash nasce in America nell’anno 2004 grazie a Nick Dash ed oltre a prevedere un’alimentazione mirata per riuscire quanto prima a tornare in forma è specifica anche per il trattamento dell’ipertensione.
La dieta Dash, per ridurre l’ipertensione o per prevenirla, prevede un ridotto consumo di sale, poiché come è ben noto il sale è uno dei principali elementi che causa l’insorgenza della pressione alta. Oltre alla riduzione delle quantità di sale nella dieta Dash è importante anche l’assunzione di frutta, verdura, cibi integrali, legumi, e alimenti a basso contenuto di grassi.
Dieta Dash: utile per perdere peso e per contrastare l’insorgenza di alcune patologie
Alcuni studiosi esperti di alimentazione hanno analizzato con attenzione ben 25 diete e in base ad alcuni fattori che includono l’efficacia della dieta, la facilità con cui questa può essere seguita, se è completa da un punto di vista nutrizionale e se è a breve o a lungo termine, hanno scelto le migliori, cioè quelle che oltre a far tornare in forma sono anche efficaci per la salute.
La dieta Dash è rientrata perfettamente in queste caratteristiche, infatti, è considerata una delle migliori diete al mondo sia per perdere peso e per tornare in forma sia per tenere sotto controllo la pressione, per aiutare le persone affette da diabete e anche per combattere il colesterolo in eccesso.
Olio sterculico per dire addio al grasso sull’addome
Olio sterculico: riduce il grasso sull’addome e il rischio di insorgenza di alcune patologie
L’olio sterculico, conosciuto anche come olio d’ulivo di Java, oltre a ridurre notevolmente il grasso sull’addome, tiene anche lontano il rischio di contrarre pericolose patologie come il diabete e, inoltre, diminuisce di gran lunga la possibilità che si diventi obesi.
Queste qualità dell’olio sterculico sono di fondamentale importanza considerando che il grasso sull’addome oltre ad essere assolutamente antiestetico è anche portatore di diverse patologie che vanno da quelle a carico del sistema cardiovascolare a condizione come l’obesità.
L’olio d’ulivo di Java, deriva dai semi dell’albero tropicale Sterculia Foetida ed è stato oggetto di studio dei ricercatori del Missouri proprio perché il suo alto contenuto di acidi grassi potrebbe aiutare a combattere il grasso sull’addome ed inibire l’azione di un particolare enzima legato alla resistenza insulinica.
Olio sterculico: gli esperti affermano che per confermarne le qualità ci vogliono ulteriori studi
Secondo gli esperti l’olio sterculico necessita di ulteriori studi che ne accertino le qualità poiché attualmente i test per verificare le proprietà benefiche dell’olio d’ulivo di Java sono stati condotti solo sui topi e non ancora sugli uomini.
Attualmente, l’unico metodo comprovato che consente di contrastare l’obesità ed eliminare i chili di troppo è il trattamento farmacologico Xenical orlistat. Questo farmaco agisce a livello dello stomaco e dell’intestino tenue, bloccando l’assorbimento del 30% dei grassi ingeriti durante i pasti.
Con Xenical orlistat si perderà almeno il 5% del proprio peso corporeo entro i primi 3 mesi di trattamento. Questi risultati sono garantiti e sono stati confermati da milioni di persone che si sono affidate a questo farmaco dichiarando di aver ritrovato la propria linea e la propria serenità ed autostima.
Obesità in Italia: in aumento a causa dei cibi spazzatura
I cibi spazzatura causano l’aumento dell’obesità in Italia? Ecco che arriva una nuova tassa
L’ obesità in Italia è un fenomeno alquanto preoccupante basti pensare che le persone obese nella penisola italiana sono rappresentate dal 10% della popolazione ma, il dato più preoccupante, riguarda i bambini tra i 6 e i 9 anni, l’Italia ha infatti il primato, poiché nel nostro Paese vi è il maggior numero di bambini obesi in assoluto.
L’ obesità in Italia oltre a causare l’aumento dei problemi di salute come disturbi della circolazione, problemi cardiaci e diabete, è anche portatrice di spese pubbliche piuttosto elevate. Basti pensare che ogni anno per curare l’ obesità in Italia, in particolar modo i bambini obesi, vengono spesi 8,3 miliardi.
Proprio per tale ragione nasce l’idea di introdurre un’eventuale tassa sui cibi spazzatura, con la speranza che almeno questa soluzione possa essere utile per contrastare l’ obesità in Italia e tentare di ridurre il numero di persone obese ma soprattutto di bambini obesi.
Obesità in Italia: quali gli alimenti incriminati?
I cibi spazzatura ritenuti colpevoli del dilagarsi dell’ obesità in Italia su cui si vuole mettere una tassa sono soprattutto merendine, bibite gassate, hamburger e patatine. Questi cibi spazzatura non fanno altro che far aumentare il peso corporeo senza però apportare alcun tipo di nutrienti.
Secondo gli studiosi i cibi spazzatura in questione creerebbero una sorta di assuefazione in bambini ed adulti, andando ad attivare il neurotrasmettitore della dopamina e provocando una specie di dipendenza.
È proprio alla luce di questa consapevolezza che gli esperti hanno optato per una tassa sui cibi spazzatura, un modo un po’ innovativo per dichiarare guerra ai grassi e sconfiggere l’ obesità in Italia.
Il ritorno dei chili persi: una ricerca australiana spiega come e perché avviene
Un po’ tutti nel corso della nostra vita abbiamo provato a perdere chili con una dieta specifica e ci siamo anche, però, resi conto che molto spesso i chili persi ritornano. Secondo un gruppo di ricercatori australiani il ritorno dei chili persi è dovuto ad una sorta di sindrome post dieta, ossia un meccanismo di difesa coordinato tra ormoni e metabolismo.
Questa conclusione deriva da uno studio in una clinica che assiste persone per dimagrire. Qui, per condurre la ricerca, sono state reclutate 50 persone, sia uomini che donne, tutti con un peso corporeo superiore ai 90 kg.
I chili persi ritornano a causa dei meccanismi di difesa
I pazienti obesi sottoposti allo studio in 10 settimane erano riusciti a perdere chili in abbondanza. Poi però, 34 pazienti avevano interrotto la dieta ed iniziato a lavorare per mantenere il peso ottenuto a seguito della dieta, ma nonostante gli sforzi i chili persi erano tornati indietro e tutti i pazienti dichiaravano di sentirsi molto affamati.
Secondo i ricercatori in questi pazienti si era attivata la cosiddetta sindrome post dieta, ossia un meccanismo di difesa coordinato con molteplici componenti tutti diretti a far recuperare i chili persi.
Questa ricerca ha però ottenuto risultati che ancora vanno confermati poiché per essere completamente certi dell’esistenza della sindrome post dieta è necessario valutare un campione di persone più vasto.
I chili di troppo atrofizzano l’ipotalamo
Chili di troppo: indeboliscono la parte del cervello indispensabile per il controllo dell’appetito
I chili di troppo oltre ad essere un problema estetico e talvolta persino per la salute, possono essere dannosi anche per un’importante parte del cervello, l’ipotalamo, che si occupa del controllo dell’appetito e del peso corporeo.
A dimostrare ciò sono due studi indipendenti condotti rispettivamente da Michael Schwartz della University of Washington presso Seattle e Jeffrey Flier del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, entrambi pubblicati sul Journal of Clinical Investigation.
Queste ricerche sottolineano proprio che i chili di troppo appesantiscono la forma della mente riducendone notevolmente le prestazioni, in particolar modo dell’ipotalamo che potrebbe venir meno nelle sue funzioni principali, nonché il controllo dell’appetito e del peso corporeo.
Chili di troppo: inibiscono la formazione di nuovi neuroni
Gli studi in questione, oltre a dimostrare che i chili di troppo possono nuocere alla regione del cervello responsabile del controllo dell’appetito e del peso corporeo, provano anche che l’aumento del peso corporeo, rallenta o addirittura annulla, il fisiologico ricambio periodico di cellule nervose.
La conseguenza di questo mal funzionamento dell’ipotalamo è che verrà inibita la formazione di nuovi neuroni. Alla luce di quanto è emerso da queste scoperte gli esperti consigliano di cercare di salvaguardare la salute e anche la parte celebrale evitando di mangiare eccessivamente, cercando, quanto più possibile, di regolarsi nelle quantità.
La dieta ipocalorica mantiene giovane il cervello
Dieta ipocaloria: per un cervello sempre giovane e attivo
Seguire una dieta ipocalorica ed avere una corretta alimentazione consente di mantenere il cervello giovane ed attivo per tempi più lunghi. Questa rivelazione è stata fatta da un recentissimo studio condotto in Italia, nel quale i ricercatori spiegano che il pulsante molecolare che riesce ad attivare il metabolismo ed aiuta il cervello a non invecchiare è la proteina creb 1.
La proteina in questione ha un ruolo fondamentale nel coordinamento delle funzioni celebrali quali la memoria, il controllo dell’ansia e l’apprendimento. Purtroppo però la proteina creb 1 tende a diminuire con l’avanzare dell’età, però, si è scoperto che la funzione di tale proteina può aumentare se si segue una dieta ipocaloria ed una corretta alimentazione.
Dieta ipocaloria: rallentare l’invecchiamento celebrale aumentando la proteina creb 1
La dieta ipocalorica porta giovamenti su vari fronti, poiché oltre a consentire di mantenere la linea e il giusto peso forma permette anche di rallentare l’invecchiamento celebrale grazie all’aumento della proteina creb 1. I ricercatori spiegano però che affinchè la proteina creb 1 aumenti è necessario che la dieta ipocalorica sia costante e continuativa nel tempo.
Inoltre, l’equipe conduttrice della ricerca sottolinea che ora l’obiettivo principale sarà quello di trovare il modo di attivare la proteina creb 1, ad esempio attraverso nuovi farmaci, così da evitare la necessità di doversi sottoporre forzatamente ad una dieta ipocalorica, anche se la corretta alimentazione è comunque indispensabile per mantenere l’organismo sempre in salute.












