Sovrappeso e obesità aumentano il dolore
Sovrappeso e obesità? Corrispondono a più dolore
Sovrappeso, obesità e dolore sembrano avere uno stretto legame tra loro. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, infatti, coloro che sono in stato di sovrappeso o di obesità hanno minore resistenza al dolore rispetto a chi è in normopeso.
La ricerca, condotta da Arthur A. Stone e Joan E. Broderick, studiosi della Stony Brook University di New York, è stata effettuata sotto forma di intervista telefonica tra il 2008 e il 2010 con la collaborazione della Gallup Organization, e tra le diverse domande sul dolore, è stato chiesto ai partecipanti se avessero sperimentato dolore il giorno precedente al contatto.

Sovrappeso e obesità: maggiore è il peso maggiore è il dolore
I ricercatori, hanno calcolato l’indice di massa corporea (BMI) di ciascun partecipante, basandosi su altezza e peso, riscontrando che il 63% di coloro che avevano partecipato al sondaggio, ovvero più di 1.010,762 persone, erano in stato di sovrappeso (38%) o in stato di obesità (25%).
Dopo questa prima analisi sono invece stati calcolati i livelli di dolore che, nel caso delle persone con qualche chilo di troppo, risultavano più elevati del 20% rispetto agli altri e inoltre, maggiore era il peso, maggiore era il dolore.
Sovrappeso, obesità e dolore: la causa risiede nell’alterazione di processi fisiologici
Per i ricercatori la spiegazione di un maggiore dolore in caso di obesità e sovrappeso sarebbe e da rintracciarsi nell’alterazione dei naturali processi fisiologici dovuta proprio al grasso in eccesso. Infatti non è un caso che, le persone che vivono la condizione di obesità o sovrappeso, non solo abbiano una maggiore percezione del dolore, ma incorrano anche più frequentemente in patologie come artriti e infiammazioni.
Adesso gli esperti hanno un elemento in più per approfondire il nesso tra obesità, sovrappeso e dolore e sperano che in un futuro si possa mettere a punto un farmaco capace di impedire l’alterazione dei processi fisiologici nelle persone con qualche chilo in più.
Scrivere le proprie emozioni aiuta a perdere peso
Perdere peso: scrivere per 15 minuti al giorno le proprie emozioni per dimagrire 1 kg
Secondo una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista Psichologycal Science scrivere dei propri amici, delle proprie passioni e delle proprie emozioni sarebbe un buon metodo per perdere peso. I dati emersi dalla ricerca rivelano che basta scrivere le proprie emozioni per 15 minuti al giorno per dimagrire 1 kg in 4 mesi.
Per verificare questo dato, è stato condotto uno studio analizzando un campione di 45 donne, di cui oltre la metà in sovrappeso. Le partecipanti allo studio sono state divise in due gruppi, al primo di questi è stato dato un elenco di valori, come la famiglia, la creatività e l’amicizia ed è stato chiesto di scrivere le proprie sensazioni circa quelli più importanti per loro, per almeno 15 minuti al giorno.
Il secondo gruppo invece non effettuava questi esercizi di scrittura. Dopo quattro mesi, gli scienziati hanno verificato che le donne che scrivevano avevano perso almeno 1 chilo, mentre le altre ne avevano addirittura guadagnato quasi un altro.
Ricordare i valori chiave della propria vita per perdere peso e per ritrovare la serenità
Lo studio in questione, condotto da un’equipe di scienziati del Renison University College in collaborazione con l’Università di Standford è proprio incentrato sul senso di pienezza percepito dalle persone. Talvolta questo senso può essere minacciato da vicende che capitano nel corso della giornata però può essere recuperato semplicemente ricordando e riportando su un diario i valori chiave della propria vita.
Una delle ricercatrici che ha condotto lo studio spiega, infine, l’effetto positivo che può innescarsi con la scrittura, poiché quando scriviamo e pensiamo alle cose importanti della nostra vita ci sentiamo in pace con noi stessi e non sentiamo il bisogno di mangiare per stare meglio. Di sicuro è un metodo un po’ insolito per perdere perso, però se ci consente di dimagrire 1 chilo e di essere più sereni… perché non provarlo?
La dieta Dash per tornare in forma
Dieta Dash: secondo l’US News and World Report è la migliore per tornare in forma
Recentemente la dieta Dash è stata nominata dalla rivista americana US News and World Report la dieta migliore in assoluto per perdere peso e tornare in forma. La dieta Dash nasce in America nell’anno 2004 grazie a Nick Dash ed oltre a prevedere un’alimentazione mirata per riuscire quanto prima a tornare in forma è specifica anche per il trattamento dell’ipertensione.
La dieta Dash, per ridurre l’ipertensione o per prevenirla, prevede un ridotto consumo di sale, poiché come è ben noto il sale è uno dei principali elementi che causa l’insorgenza della pressione alta. Oltre alla riduzione delle quantità di sale nella dieta Dash è importante anche l’assunzione di frutta, verdura, cibi integrali, legumi, e alimenti a basso contenuto di grassi.
Dieta Dash: utile per perdere peso e per contrastare l’insorgenza di alcune patologie
Alcuni studiosi esperti di alimentazione hanno analizzato con attenzione ben 25 diete e in base ad alcuni fattori che includono l’efficacia della dieta, la facilità con cui questa può essere seguita, se è completa da un punto di vista nutrizionale e se è a breve o a lungo termine, hanno scelto le migliori, cioè quelle che oltre a far tornare in forma sono anche efficaci per la salute.
La dieta Dash è rientrata perfettamente in queste caratteristiche, infatti, è considerata una delle migliori diete al mondo sia per perdere peso e per tornare in forma sia per tenere sotto controllo la pressione, per aiutare le persone affette da diabete e anche per combattere il colesterolo in eccesso.
Olio sterculico per dire addio al grasso sull’addome
Olio sterculico: riduce il grasso sull’addome e il rischio di insorgenza di alcune patologie
L’olio sterculico, conosciuto anche come olio d’ulivo di Java, oltre a ridurre notevolmente il grasso sull’addome, tiene anche lontano il rischio di contrarre pericolose patologie come il diabete e, inoltre, diminuisce di gran lunga la possibilità che si diventi obesi.
Queste qualità dell’olio sterculico sono di fondamentale importanza considerando che il grasso sull’addome oltre ad essere assolutamente antiestetico è anche portatore di diverse patologie che vanno da quelle a carico del sistema cardiovascolare a condizione come l’obesità.
L’olio d’ulivo di Java, deriva dai semi dell’albero tropicale Sterculia Foetida ed è stato oggetto di studio dei ricercatori del Missouri proprio perché il suo alto contenuto di acidi grassi potrebbe aiutare a combattere il grasso sull’addome ed inibire l’azione di un particolare enzima legato alla resistenza insulinica.
Olio sterculico: gli esperti affermano che per confermarne le qualità ci vogliono ulteriori studi
Secondo gli esperti l’olio sterculico necessita di ulteriori studi che ne accertino le qualità poiché attualmente i test per verificare le proprietà benefiche dell’olio d’ulivo di Java sono stati condotti solo sui topi e non ancora sugli uomini.
Attualmente, l’unico metodo comprovato che consente di contrastare l’obesità ed eliminare i chili di troppo è il trattamento farmacologico Xenical orlistat. Questo farmaco agisce a livello dello stomaco e dell’intestino tenue, bloccando l’assorbimento del 30% dei grassi ingeriti durante i pasti.
Con Xenical orlistat si perderà almeno il 5% del proprio peso corporeo entro i primi 3 mesi di trattamento. Questi risultati sono garantiti e sono stati confermati da milioni di persone che si sono affidate a questo farmaco dichiarando di aver ritrovato la propria linea e la propria serenità ed autostima.
Obesità in Italia: in aumento a causa dei cibi spazzatura
I cibi spazzatura causano l’aumento dell’obesità in Italia? Ecco che arriva una nuova tassa
L’ obesità in Italia è un fenomeno alquanto preoccupante basti pensare che le persone obese nella penisola italiana sono rappresentate dal 10% della popolazione ma, il dato più preoccupante, riguarda i bambini tra i 6 e i 9 anni, l’Italia ha infatti il primato, poiché nel nostro Paese vi è il maggior numero di bambini obesi in assoluto.
L’ obesità in Italia oltre a causare l’aumento dei problemi di salute come disturbi della circolazione, problemi cardiaci e diabete, è anche portatrice di spese pubbliche piuttosto elevate. Basti pensare che ogni anno per curare l’ obesità in Italia, in particolar modo i bambini obesi, vengono spesi 8,3 miliardi.
Proprio per tale ragione nasce l’idea di introdurre un’eventuale tassa sui cibi spazzatura, con la speranza che almeno questa soluzione possa essere utile per contrastare l’ obesità in Italia e tentare di ridurre il numero di persone obese ma soprattutto di bambini obesi.
Obesità in Italia: quali gli alimenti incriminati?
I cibi spazzatura ritenuti colpevoli del dilagarsi dell’ obesità in Italia su cui si vuole mettere una tassa sono soprattutto merendine, bibite gassate, hamburger e patatine. Questi cibi spazzatura non fanno altro che far aumentare il peso corporeo senza però apportare alcun tipo di nutrienti.
Secondo gli studiosi i cibi spazzatura in questione creerebbero una sorta di assuefazione in bambini ed adulti, andando ad attivare il neurotrasmettitore della dopamina e provocando una specie di dipendenza.
È proprio alla luce di questa consapevolezza che gli esperti hanno optato per una tassa sui cibi spazzatura, un modo un po’ innovativo per dichiarare guerra ai grassi e sconfiggere l’ obesità in Italia.
Il ritorno dei chili persi: una ricerca australiana spiega come e perché avviene
Un po’ tutti nel corso della nostra vita abbiamo provato a perdere chili con una dieta specifica e ci siamo anche, però, resi conto che molto spesso i chili persi ritornano. Secondo un gruppo di ricercatori australiani il ritorno dei chili persi è dovuto ad una sorta di sindrome post dieta, ossia un meccanismo di difesa coordinato tra ormoni e metabolismo.
Questa conclusione deriva da uno studio in una clinica che assiste persone per dimagrire. Qui, per condurre la ricerca, sono state reclutate 50 persone, sia uomini che donne, tutti con un peso corporeo superiore ai 90 kg.
I chili persi ritornano a causa dei meccanismi di difesa
I pazienti obesi sottoposti allo studio in 10 settimane erano riusciti a perdere chili in abbondanza. Poi però, 34 pazienti avevano interrotto la dieta ed iniziato a lavorare per mantenere il peso ottenuto a seguito della dieta, ma nonostante gli sforzi i chili persi erano tornati indietro e tutti i pazienti dichiaravano di sentirsi molto affamati.
Secondo i ricercatori in questi pazienti si era attivata la cosiddetta sindrome post dieta, ossia un meccanismo di difesa coordinato con molteplici componenti tutti diretti a far recuperare i chili persi.
Questa ricerca ha però ottenuto risultati che ancora vanno confermati poiché per essere completamente certi dell’esistenza della sindrome post dieta è necessario valutare un campione di persone più vasto.
I chili di troppo atrofizzano l’ipotalamo
Chili di troppo: indeboliscono la parte del cervello indispensabile per il controllo dell’appetito
I chili di troppo oltre ad essere un problema estetico e talvolta persino per la salute, possono essere dannosi anche per un’importante parte del cervello, l’ipotalamo, che si occupa del controllo dell’appetito e del peso corporeo.
A dimostrare ciò sono due studi indipendenti condotti rispettivamente da Michael Schwartz della University of Washington presso Seattle e Jeffrey Flier del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, entrambi pubblicati sul Journal of Clinical Investigation.
Queste ricerche sottolineano proprio che i chili di troppo appesantiscono la forma della mente riducendone notevolmente le prestazioni, in particolar modo dell’ipotalamo che potrebbe venir meno nelle sue funzioni principali, nonché il controllo dell’appetito e del peso corporeo.
Chili di troppo: inibiscono la formazione di nuovi neuroni
Gli studi in questione, oltre a dimostrare che i chili di troppo possono nuocere alla regione del cervello responsabile del controllo dell’appetito e del peso corporeo, provano anche che l’aumento del peso corporeo, rallenta o addirittura annulla, il fisiologico ricambio periodico di cellule nervose.
La conseguenza di questo mal funzionamento dell’ipotalamo è che verrà inibita la formazione di nuovi neuroni. Alla luce di quanto è emerso da queste scoperte gli esperti consigliano di cercare di salvaguardare la salute e anche la parte celebrale evitando di mangiare eccessivamente, cercando, quanto più possibile, di regolarsi nelle quantità.
La dieta ipocalorica mantiene giovane il cervello
Dieta ipocaloria: per un cervello sempre giovane e attivo
Seguire una dieta ipocalorica ed avere una corretta alimentazione consente di mantenere il cervello giovane ed attivo per tempi più lunghi. Questa rivelazione è stata fatta da un recentissimo studio condotto in Italia, nel quale i ricercatori spiegano che il pulsante molecolare che riesce ad attivare il metabolismo ed aiuta il cervello a non invecchiare è la proteina creb 1.
La proteina in questione ha un ruolo fondamentale nel coordinamento delle funzioni celebrali quali la memoria, il controllo dell’ansia e l’apprendimento. Purtroppo però la proteina creb 1 tende a diminuire con l’avanzare dell’età, però, si è scoperto che la funzione di tale proteina può aumentare se si segue una dieta ipocaloria ed una corretta alimentazione.
Dieta ipocaloria: rallentare l’invecchiamento celebrale aumentando la proteina creb 1
La dieta ipocalorica porta giovamenti su vari fronti, poiché oltre a consentire di mantenere la linea e il giusto peso forma permette anche di rallentare l’invecchiamento celebrale grazie all’aumento della proteina creb 1. I ricercatori spiegano però che affinchè la proteina creb 1 aumenti è necessario che la dieta ipocalorica sia costante e continuativa nel tempo.
Inoltre, l’equipe conduttrice della ricerca sottolinea che ora l’obiettivo principale sarà quello di trovare il modo di attivare la proteina creb 1, ad esempio attraverso nuovi farmaci, così da evitare la necessità di doversi sottoporre forzatamente ad una dieta ipocalorica, anche se la corretta alimentazione è comunque indispensabile per mantenere l’organismo sempre in salute.
3 consigli brucia grassi
Brucia grassi e perdi chili con 3 semplici consigli
Perdi chili realmente con i tre consigli brucia grassi, semplici e facili da applicare! Con questi pratici trucchi brucia grassi perderai massa grassa senza però intaccare la massa magra.
Consiglio brucia grassi n. 1 - Consumare cibi ricchi di proteine
Assumere proteine al momento giusto aiuta a intensificare la massa muscolare, ovvero la massa magra. Pertanto prima e dopo l’attività fisica è consigliabile bere un frullato di proteine in polvere. Secondo un recente studio poi, aggiungere al frullato 5g di leucina consente di non perdere le proteine assorbite dopo l’allenamento fisico.
Consiglio brucia grassi n. 2 - Mangiare ogni due ore
Consumare 8 pasti al giorno, cioè ogni due ore, è l’ideale. Con questo consiglio brucia grassi, non solo perdi chili, ma consenti all’organismo di trasformare le sostanze nutritive in massa magra e non in massa grassa.
Consiglio brucia grassi n. 3 - Sfruttare l’energia dei carboidrati
I carboidrati sono spesso visti come dei nemici nelle diete brucia grassi. Invece, anche con i carboidrati perdi chili, purché non eccedi e li consumi al momento giusto! Come per le proteine, anche i carboidrati vanno assunti in conseguenza di un allenamento fisico, perché servono a sostituire l’energia bruciata.
Brucia grassi e perdi peso consumando 5g (per ogni kg del tuo peso corporeo) di carboidrati prediligendo quelli a “digestione lenta” come la pasta, il pan, il riso ed i legumi e quelli a “rapido assorbimento” come miele e marmellata.
La dieta di 2 giorni per perdere peso
La dieta di 2 giorni: basta mangiare poco e correttamente per 2 giorni per perdere peso
Paradosso: mangiare poco per 2 giorni a settimana e nei 5 giorni restanti mangiare ciò che si vuole, funziona meglio che controllare in maniera ossessiva le calorie dal lunedì alla domenica. Ebbene si, con la dieta di 2 giorni si può, infatti, le donne che utilizzano questo metodo avvalendosi di una dieta rigida solo per 2 giorni dimagriscono esattamente il doppio delle altre donne, precisamente, 4 chili anziché 2.
A lanciare la dieta di 2 giorni è uno studio inglese condotto su oltre 100 donne presentato al Simposio sul cancro al seno di San Antonio, in Texas, da Michelle Harvie del Genesis Breast Cancer Prevention Centre dell’ospedale universitario di South Manchester.
La dieta di 2 giorni: ecco il test che coinvolge 115 donne
Gli studiosi hanno suddiviso 115 donne in tre gruppi, sottoponendole a diete alimentari differenti. Al primo gruppo è stata assegnata la dieta di 2 giorni che prevede 650 calorie quotidiane, si può mangiare frutta e verdura, ma bisogna evitare carboidrati come pane pasta e patate e ovviamente ogni cibo grasso, per cui mangiare poco e bene. Nei 5 giorni rimanenti, invece, le donne del primo gruppo potevano mangiare tutto senza alcuna restrizione calorica.
Anche le donne del secondo gruppo sono state sottoposte alla dieta di 2 giorni quindi dovevano mangiare poco ma, a differenza delle donne del primo gruppo, non dovevano contare le calorie nel piatto nemmeno nei 2 giorni di test. Le donne del terzo gruppo, infine seguivano una dieta rigida normale senza poter assumere cibi grassi e alcol.
Alla fine dei test, esattamente dopo 3 mesi, le donne sottoposte alla dieta di 2 giorni, ovvero le donne del primo e del secondo gruppo avevano perso ben 4 chili rispetto, invece, ai 2,4 chili persi dalle donne del terzo gruppo.
La dieta di 2 giorni: la spiegazione degli esperti
Secondo gli esperti, seguire una dieta di 2 giorni a settimana, cioè una dieta rigida che prevede di mangiare poco durante queste 48 ore, produce un sovra-effetto in termini di dimagrimento. Accade, secondo gli esperti, che la dieta di 2 giorni in cui si mangia davvero poco e si è sotto stretto regime alimentare, contagia anche i 5 giorni di dieta libera.
Infatti, le donne sottoposte al test, facenti parte del primo e del secondo gruppo, abituatesi alla dieta di 2 giorni in cui si deve mangiare poco, tendevano poi a mangiare in maniera più sana ed equilibrata nei 5 giorni successivi, anche in assenza di costrizioni, e senza quindi dover sottostare ad alcun tipo di dieta rigida.
Questa dieta di 2 giorni può rappresentare senz’altro una valida soluzione per chi vorrebbe perdere qualche chilo in poco tempo senza doversi però sacrificare per un’intera settimana. Con la dieta di 2 giorni, bastano solo 48 ore per sentirsi più in forma e più leggere, perché non provarla? In fondo solo 2 giorni!
Digiuno settimanale
Il digiuno settimanale: una pratica antica ma pericolosa per dimagrire
Il digiuno è una pratica antichissima, fatta spesso per motivi religiosi, ma digiunare per dimagrire è tutt’altra cosa, infatti il digiuno settimanale, se da un lato consente di perdere peso, dall’altro comporta una serie di rischi per l’organismo.
Attualmente è possibile reperire innumerevoli strategie su come dimagrire con il digiuno settimanale, il quale viene proposto come un metodo valido per liberarsi dai “veleni” presenti nel corpo e come strumento per perdere peso e grasso corporeo in meno di 1 mese.
Digiuno settimanale: rischi e pericoli
Certamente il digiuno settimanale (effettuato almeno una volta in 7 giorni) comporta una perdita di peso nel breve tempo, ma i rischi a cui si va incontro superano di gran lunga qualsiasi beneficio possibile. Infatti, quando si riduce in maniera drastica l’apporto calorico si può andare incontro ad una perdita del tono muscolare oltre che ad una perdita di peso. Inoltre, la mancanza di cibo per un giorno intero può dar luogo ad effetti negativi quali vertigini, alterazione degli zuccheri presenti nel sangue, affaticamento e tachicardia.
Ma questi sono solo effetti negativi del momento, mentre gli effetti negativi a lungo termine del digiuno settimanale possono interessare gli organi interni (specie cuore, fegato e reni) o comportare anemia ed episodi diarroici cronici. Va poi considerato che perdere peso con il digiuno settimanale ha una valenza assai irrisoria, perchè quando si ricomincia a mangiare, nella maggior parte dei casi, si riachiustano più chili di prima e, peggio ancora, il peso che viene recuperato è probabile che sia esclusivamente grasso, il tutto a discapito del proprio tono muscolare.
Digiuno settimanale: è bene sapere che
la pratica del digiuno settimanale è variabile, nel senso che vi sono digiuni che consentono il solo consumo di acqua, altri che prevedono anche la presenza di succhi di frutta o sostanze liquide, ed altri ancora che invece prevedono dei cibi solidi, ma talmente ridotti da non avere alcun reale apporto calorico.
Quindi non tutti i digiuni sono uguali, alcuni possono esser ritenuti sicuri, specie se richiesti dal medico, altri invece, come il digiuno settimanale, possono essere molto pericolosi. Inoltre sino ad oggi non vi è alcuna prova scientifica della validità del digiuno settimanale, nè esiste alcun dato certo sul beneficio di espellere tossine mediante questa pratica
La sex diet
Sex diet: l’attività sessuale aiuta a bruciare calorie
La sex diet o dieta del sesso si basa su una corretta ed equilibrata alimentazione accompagnata dall’esercizio fisico, però, questa volta, meno faticoso e più piacevole. La sex diet, infatti, prevede un’attività sessuale settimanale abbastanza intensa così da riuscire a bruciare una buona percentuale di calorie.
Un sondaggio condotto da un’azienda produttrice di bevande dietetiche afferma che ben il 76% delle donne preferirebbe seguire la dieta del sesso per bruciare calorie piuttosto che svolgere il tradizionale esercizio fisico. Le donne in questione, preferirebbero addirittura sforzarsi ed avere, anche controvoglia, un’attività sessuale intensa purché sia garantito che con la sex diet si possano bruciare calorie.
Sex diet: bruciare calorie prima e dopo l’attività sessuale
Un’ ulteriore ricerca, dimostra che l’attività sessuale consente di bruciare calorie dall’inizio alla fine del rapporto, compresi i preliminari. Infatti, mettere il preservativo consente di bruciare 6 calorie con l’erezione e più di 4000 senza. I preliminari, invece, permettono di bruciare 200 calorie ed infine, rivestirsi dopo l’attività sessuale concede di bruciare 98 calorie.
La sex diet, quindi, se associata ad una sana alimentazione, può consentire di bruciare calorie e perdere peso. Inoltre, oltre al dimagrimento, la dieta del sesso, permette di raggiungere, attraverso l’attività sessuale, un benessere fisico e mentale, condizione indispensabile per riuscire a seguire un’alimentazione ipocalorica.
Bambini obesi con carenza di vitamina D a rischio di diabete di tipo 2
La carenza di vitamina D nei bambini obesi può celare il diabete di tipo 2
I bambini obesi che presentano una carenza di vitamina D sono a rischio di diabete di tipo 2 molto di più rispetto ai bambini che invece sono perfettamente in normopeso. A dimostrare che i bambini obesi con carenza di vitamina D corrono grandi rischi, fra cui quello di contrarre il diabete di tipo 2, è stato uno studio condotto presso il Southwestern Medical Center di Dallas e pubblicato sulla rivista The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.
Lo studio in questione ha analizzato circa 400 bambini obesi di età compresa fra i 6 e i 16 anni e 86 bambini in normopeso come gruppo di controllo. Dallo studio è emerso che i bambini obesi con carenza di vitamina D hanno una probabilità tre volte maggiore di contrarre il diabete di tipo 2.
Tale studio, mette proprio in evidenza che i bambini obesi con carenza di vitamina D hanno un’altissima probabilità di sviluppare un’insulino-resistenza. Infatti, l’insulina prodotta nei bambini obesi con carenza di vitamina D non riesce ad assicurare una corretta assimilazione del glucosio in tutti i distretti tissutali aumentano così il rischio di diabete di tipo 2.
Bambini obesi: le scorrette abitudini alimentari contribuiscono ad aumentare la carenza di vitamina D
I bambini obesi rispetto a quelli in normopeso saltano con più frequenza la prima colazione, però in compenso, bevono più bevande zuccherate e più succhi di frutta e proprio queste abitudini scorrette concorrono nell’aumentare la carenza di vitamina D.
I bambini obesi per sopperire la carenza di vitamina D e ridurre il rischio di diabete di tipo 2 dovrebbero mangiare un po’ di tutto ma in maniera più regolare, facendo quindi più pasti al giorno ma in quantità più ridotte.
La dieta del limone
Dieta del limone: aiuta a depurare l’organismo
La dieta del limone o lemon detox è perfetta per depurare l’organismo soprattutto dopo le feste di Natale in cui solitamente si mangia di più e si prende qualche chiletto. Al di là del nome, ovviamente la dieta del limone non prevede di mangiare questo agrume a colazione, pranzo e cena, ma bisogna semplicemente sfruttare le qualità antiossidanti del limone, utili per depurare l’organismo.
Inoltre, la lemone detox è utile poiché il limone contiene grandi quantità di vitamina C che risulta essere fondamentale per contrastare l’insorgenza di malattie come tumore all’esofago, allo stomaco e alla laringe. Per cui, oltre ad aiutarci a dimagrire la dieta del limone aiuta anche a proteggere la nostra salute.
Dieta del limone: qualche limonata per sentirci più leggeri
La lemon detox prevede che al risveglio, ogni mattina, ci si prepari una limonata con del limone appena spremuto, diluito in un bicchiere di acqua calda. Durante la giornata bisogna poi bere almeno otto bicchieri di acqua, poiché, è ormai ben noto, che l’acqua è un elemento fondamentale di qualsiasi dieta e quindi anche della dieta del limone.
Le limonate e l’acqua aiutano a depurare l’organismo eliminando le scorie e donandoci un senso di leggerezza, per cui al termine della dieta del limone di sicuro ci si sentirà più sgonfi e depurati. Ovviamente però, la lemon detox và abbianata ad una dieta ipocalorica poiché, di sole limonate, pur essendo ottime per depurare l’organismo, non si può vivere!
Vuoi conoscere nel dettaglio la dieta del limone? basta cliccare qui !














